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January 25th, 2010

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So far, so good...

Black Summer – Edizioni BD

Black Summer

Ok, ricorda un po’ Watchmen, e alcune tavole hanno colori forse più vivaci di quelli che ci si aspetterebbe di trovare, tenendo conto delle atmosfere in gioco, ma Black Summer, del duo Warren Ellis e Juan Jose Ryp rimane davvero una Graphic Novel interessante anche nell’affollato filone supereroistico. L’ambientazione è praticamente contemporanea, e tutto inizia con John Horus, una delle “pistole” (ovvero delle persone potenziate per essere giustizieri al servizio del popolo american) che decide di fare fuori l’intero staff presidenziale (cioè – anche se non viene citato – Bush Jr. e i suoi), stanco delle bugie del governo, colpevole, tra l’altro, di una ingiusta e inutile guerra in Iraq (sic). Quest’azione, nel giorno del ringraziamento, fa scatenare una guerra senza quartiere tra le pistole e l’esercito americano, facendo uscire allo scoperto anche una figura nell’ombra, legata ad entrambe le parti. Tutti i personaggi, in primis Tom Noir, supereroe mutilato da una esplosione che ha ucciso la sua compagna, hanno una psicologia complessa e ben definita, e questo rende ancora più intrigante l’evolversi delle vicende, supportate da tavole ricche di dettagli e spesso in grado di esprimere la violenza e la dinamicità delle scene in modo molto cinematografico. Forse non siamo di fronte ad un capolavoro imperdibile (colpa anche dell’argomento scelto dall’autore, che negli anni ha visto sviluppare una quantità così enorme di produzioni che è difficile primeggiare) ma questa uscita BD non delude, sotto nessun aspetto, e fa la sua ottima figura anche di fianco a volumi più noti.
Ah, l’autore (l’inglese Ellis), nonostante l’età, ha un curriculum di tutto rispetto e la sua produzione copre un po’ tutto, fumetti, film e anche videogames. Un’ultima curiosità: Black Summer, uscito in Italia quest’anno per la BD, è stato pubblicato in america la prima volta nel 2007.

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Toy Story 3 – La grande fuga

Toy Story 3

 

Ok, è fuori dalle mie intenzioni fare una recensione vera e propria a questo terzo episodio della saga di Toy Story (realizzato da Pixar Animation Studios) ma diciamo che mi sento in dovere di chiedermi come mai agli sceneggiatori di lungometraggi a cartoni animati riesce così spesso di creare storie notevoli, divertenti, senza sbavature, adatte ad un pubblico di tutte le età, riuscendo pure a proporre messaggi positivi, senza annoiare o scivolare sull’ovvio, mentre non capita, con la stessa frequenza, a quelli che si occupano di film tradizionali.

Tra l’altro il rischio del banale o del melenso, ne La grande fuga, c’era eccome (i nostri eroi, giocattoli, patiscono il passaggio generazionale del loro padrone in età da college, e devono far fronte ad una nuova, particolare, sistemazione), ma nell’ora e mezza di proiezione tutto invece fila alla grande. Con una fuga che fa impallidire quella di Prison Break (1), con un cattivo degno di un classico, e un paio di complici particolarmente inquietanti, con Ken (di Barbie) che è davvero troppo avanti, e con una simpatica scenetta che coinvolge il nostro ranger spaziale, che prende in giro il cliché del personaggio spagnolo/latino, facendo proprio sbellicare.

Forse, chiaro, dipende dagli attori digitali, seri, e al 100% nella parte. O forse dal fatto che con un cartone animato le nostre difese critiche sono ridotte.

Oppure che quando ad una storia ci si lavora con arte, passione, e (anche) con la consapevolezza che non ci si può permettere quasi di sbagliare un colpo, beh, ogni tanto sembra proprio che capiti che non si sbagli in effetti un colpo.

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Atomic Robo e l’ombra dal tempo ignoto

Atomic Robo e l’ombra dal tempo ignoto

La serie siglata Clevinger / Wegener aveva già dimostrato con le prime due uscite di essere in grado di sopportare il difficoltoso confronto con HellBoy, ma è con questo terzo volume (Atomic Robo: Shadow from Beyond Time) che raggiunge un livello di qualità davvero da primato. Sarà che tra le guest star di questo episodio c’è pure uno stralunato H.P. Lovecraft, sarà che è lovecraftiano il mostro che si muove al di là del tempo e dello spazio, sarà che le battute e le situazioni sono divertenti e brillanti, ma questo è un volumetto da leggere e rileggere più volte. Per godere dello sviluppo sci-fi della storia (per nulla banale), per sogghignare alle spacconerie del robot di Tesla in lotta con uno degli orrori del maestro di Providence e, non ultimo, per notare la cura delle tavole, e l’ottima fattura dell’oggetto in sè (per materiali e per brillantezza dei colori).

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The Phantom – SyFy

The Phantom

 

Non so chi di voi si ricorda i fumetti de L’Uomo Mascherato (pubblicato in Italia dai Fratelli Spada negli anni ’70). Io credo di avere avuto tra le mani solo qualche storia con questo protagonista, non rammento se a casa di amici di mio padre, o dal mio barbiere (dove girava anche L’Intrepido), ma allora non sapevo che fosse stata ideato dallo stesso creatore di Mandrake, Lee Falk, e che il titolo originale fosse The Phantom. Quindi quando ho visto che SyFy (nuovo brand di SciFi Channel…) proponeva questa estate una miniserie con questo nome non avevo subito associato la cosa.

Ma che nelle vicende dell’orfano Kit Walker, destinato a lottare contro il male cone il 22esimo fantasma, partendo dalla sua base nella jungla, ci fosse qualcosa di già sentito mi è stato chiaro non appena ho avuto modo di vedere la “tutina” colorata da supereroe che la tradizione voleva lui indossasse per lottare con i cattivi (alla fine il ragazzo ne userà poi un’altra, più tecnologica, che richiama meno l’originale, ma che rende un po’ di più a video), e le mie aspettative, da quello che credevo fosse un film lungo di fantascienza, sono giustamente cambiate.

Il target di questa produzione è quello dei ragazzi, con tanto di personaggi, compreso il nostro eroe, esperti di parkour, ma credo che si possa consigliare la visione anche ai più grandicelli, se accettano, certo, di vedere un film che mixa elementi che oscillano tra Karate KidIron Man. Gradevole, con un sapore retrò, cosa non necessariamente inadatta per seguire le vicende di questo eroe senza superpoteri, nato addirittura negli anni ’30.

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Quacklight – Vampiri fascinosi a Paperopoli

Quacklight

Quacklight

Leggo Topolino da sempre, e sono un abbonato da un discreto numero di anni (più o meno da quando questo giornalino ho iniziato a comprare io, al posto dei miei genitori…) e non di rado capita che qualche storia sia particolarmente sopra le altre come qualità, oppure che, al di là di ogni considerazione di “merito”, semplicemente mi colpisca, parecchio, per qualche motivo.

E, yes, nel numero 2849, il “pezzo” d’apertura (“Quacklight – Vampiri fascinosi a Paperopoli” – del duo Roberto Gagnor e Giorgio Cavazzano) beh, è semplicemente imperdibile. Una parodia brillante e “spietata”, un capolavoro, godibile direi anche per chi non ha letto la saga di Stephanie Meyer e non ha visto i film, a patto di avere amici o conoscenti chiacchieroni che invece l’hanno fatto.

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